Paolantonia Novelli

 

1667-1742

 

S. Teresa d'Avila
S. Teresa d'Avila

Paolantonia, discendente di una nobile famiglia, nacque a Ravenna il 25 settembre 1667, da Baldo Novelli e Lucrezia Malgredi.

 

Presto imparò a leggere, particolarmente vite di santi. E di sicuro, un riferimento decisivo della sua vita fu costituto da S. Teresa d’Avila.

 

Avendo una certa inclinazione per la vita religiosa, trascorse quasi un anno nel Collegio delle Celibate di Ravenna in cui ebbero luogo degli episodi poco chiari, tanto che si trovò a denunziare il confessore, p. Ludovico Pusterla e fu coinvolta in un processo dell’inquisizione di Faenza, perché sospettata di insegnare l’orazione di quiete. Né uscì illesa ma rimasero delle perplessità riguardo alla sua attitudine mistica.

In seguito, per quindici anni, fu nel Conservatorio delle Tavelle, diretto dai monaci Camaldolesi di Classe, destinata ad aiuto cucina. Durante tale periodo, segnato da molte prove, maturò la sua vocazione mistica che, durante un pellegrinaggio alla Verna, culminò nel dono delle stimmate e nella chiamata sempre più pressante ad una vocazione di pellegrina itinerante, sfuggendo al “martirio di sentirsi inutile”.

 

Il 20 marzo 1703, nonostante l’opposizione delle sorelle, ma con il consenso dei suoi padri spirituale, lasciò il Conservatorio e iniziò a pellegrinare dalla Romagna alla Toscana, dal Lazio alle Puglia, come predicatrice e riformatrice di monasteri.

 

A Pesaro, nell’aprile del 1703, ricevette l’abito delle Cappuccine dal p. Pergola, e ricevette il nome di Paolantonia della Volontà di Dio.

Meldola
Meldola

A Meldola, sempre nel 1703, realizzò un monastero di Cappuccine

(dedicato ai santi Filippo e Romualdo)  con la Regola di S. Chiara, due ore di orazione mentale e solo latticini tre volte a settimana. Più tardi introdusse la stretta clausura (nel 1741), ma lei non si fermò, lasciandosi l’umile ruolo di “cercante”, questuante della comunità.

 

A Bertinoro, ad istanza del vescovo Giovan Battista Missiroli, riformò il monastero domenicano di San Romano. A Nardò, sempre convocata dal vescovo Sanfelice, uno di Cappuccine come a Scapezzano, diocesi di Senigallia. A Penne, aiutata dall'oratoriano p. Tassoni, aprì un Conservatorio, come a Mercato Saraceno (Ravenna). Da mons. Panciatici, vescovo di Fiesole, fu chiamata a Firenze dove fu presentata a Cosimo III che le assicurò la sua protezione. 

 

A Roma, con l'aiuto del gesuita p. Galluzzi, aprì un ricovero per donne povere, ma nel ruolo di madre spirituale era richiesta in molte città dove si spostava.

Si spense il 20 marzo del 1742 a settantaquattro anni, nel suo monastero di Meldola.

 

Di lei erano ricordati Dottrine e insegnamenti che potevano servire di direzione per i superiori, una sua Autobiografia, Lettere e Strofe devote.

 

Subito dopo la morte vennero raccolti gli Scritti e redatta una Vita (1755) da don Tommaso Belloni e compiuta dal conte Orselli, ma nel 1758 si aprì un nuovo processo inquisitoriale, con l’accusa alle monache della sua comunità di aver creato un culto senza fondamento (diffondando immagini, realizzando tele, ecc.), mentre la stessa Paolantonia era accusata di eresia (1761), con la tesi di aver diffuso tesi quietiste con la selezione di alcune sue isolate espressioni e si cercò di oscurarne la memoria requisendo sia gli scritti che le reliquie.

 

 

Temi spirituali

 

Evidenti nell’esame delle parole di Paolantonia Novelli il richiamo al magistero cateriniano. Al di là della precocità della vocazione, ricorrono i temi dell’abbraccio a Gesù Bambino, della scambio dei cuori, dello sposalizio mistico. Anche le metafore del fuoco e della fornace accesa, richiamano nella scrittrice romagnola, l’azione purificante e trasformante dell’amore di Dio.

S. Maria Maddalena de' Pazzi
S. Maria Maddalena de' Pazzi

Altro tema dominante e ricorrente è il rinnovamento della Chiesa, probabilmente legato non solo alla Santa senese, ma anche a S. Maria Maddalena de’ Pazzi, conosciuta nei costante contatti fiorentini. Come la carmelitana, Paolantonia riteneva che il rinnovamento della Chiesa dovesse iniziare dai presbiteri e dai religiosi, per poi irradiarsi in tutta la Chiesa.

 

Frequente è il suo lamento verso la “tiepidezza” degli ecclesiastici e la vita “pigra, negligente e fredda” che si conduceva nei chiostri. Probabilmente in ritardo sui tempi, Paolantonia riproponeva un tipo di misticismo profetico che oramai era visto sempre con maggiore sospetto unito ad un autentico afflato apostolico, mentre le norme canoniche richiedevano un “grado eroico” delle virtù ascetiche personali, piuttosto che inviti alla riforma della Chiesa nel capo e nelle membra.

Nettamente francescano era il primato della povertà come strada non solo materiale, ma anche itinerario spirituale nel culto del serafico padre San Francesco e i luoghi della sua vita.

Centrali nelle sue devozioni erano la Passione e il culto eucaristico, nell’ascolto delle indicazioni dei confessori e dell’umiltà.

 

Malgrado l’esigenza e il desiderio della pellegrina cappuccina di “operare sempre in seno alla sua cara ed amata Santa Madre Chiesa cattolica e apostolica”, prevalsero i timori e le preoccupazioni sulla sua testimonianza senza dubbio fuori degli schemi canonici in auge, particolarmente per le donne cattoliche.

 

Ginanni P. P., Memorie storico-critiche degli scrittori ravennati, II, Faenza, 1769, 93-97.

Belloni T. - Orselli F., Vita della Madre Suor Paola Antonia della Volontà di Dio, Venezia 1755.

 

§ Ricerche on-line.

 

§ Franciscan Women: the Bibliography

 

§ Franciscan Women: an Encyclopedia

Paolantonia Novelli da Ravenna
Paolantonia Novelli da Ravenna

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