B. Angelina da Montegiove, eremita
B. Angelina da Montegiove, eremita

 

B. Angelina da Montegiove

 

1357-1435

 

 

Montegiove - castello
Montegiove - castello

Certo è che Angelina nacque intorno al 1357 a Montegiove (Tr), ultima di cinque figli nella famiglia da Giacomo, conte di Marsciano, e la contessa Alessandra, forse imparentata coni senesi Salimbeni. Si trattava di una famiglia con diversi membri religiosi, tra cui premostratesi e domenicani. Rimasta presto orfana sia di padre che di madre, secondo il suo primo biografo sarebbe stata sposata, ma senza figli. Ma tale notizia non è verificabile.

Intorno al 1394 giunse a Foligno, forse accompagnando la sorella Francesca sposa al fratello di Ugolino Trinci, signore di Foligno.

In breve Angelina entrò a far parte della comunità di S. Anna, approvata oralmente da Urbano VI, formata da laiche terziarie francescane (secondo la regola di Nicolò IV) che vivevano insieme con uno stile eremitico. Tale comunità riconosceva un riferimento fondamentale in fra Paoluccio Trinci e in seguito fu detto, delle Contesse.

 

Le laiche della fraternità volevano indubbiamente vivere il Vangelo seguendo gli insegnamenti san Francesco senza però emettere i voti solenni ed entrare in clausura, come era ormai previsto per le monache clarisse. Tale fatto testimonia ad un secolo dalla morte di S. Chiara la sopravvivenza di un filone femminile nella famiglia francescana che rimaneva legata all’utopia dei primi tempi dell’esperienza clariana di tipo eremitico-bizzocale.

Foligno - B. Angelina
Foligno - B. Angelina

Progressivamente, Angelina divenne la leader del gruppo e spese tutta la sua esistenza a servizio di questa vocazione, che difese strenuamente contro tutte le difficoltà giuridiche provenienti sia dalla curia papale e i suoi canoni che dall’Ordine. La prima approvazione scritta venne da Giovanni XXII nel 1317.

 

Successivamente nel gennaio 1403, un ulteriore conferma venne da Bonifacio IX per le dieci comunità che si erano aggregate alla realtà folignate. Di queste Angelina fu “ministra generale” fino alla morte, avvenuta il 14 luglio 1435.

 

Le comunità erano caratterizzate dall’amore al Cristo povero e crocifisso, la vita ritirata in vista della preghiera, l’obbedienza e la cura dell’amore fraterno.

Sotto il profilo organizzativo era prevista la fedeltà al capitolo settimanale, la visita annuale alle celle delle suore e l’ assegnazione degli uffici della casa il giorno di Ognissanti.


Assisi - Monastero di San Quirico
Assisi - Monastero di San Quirico
Assisi - Monastero di S. Quirico
Assisi - Monastero di S. Quirico

Ma la situazione rimaneva precaria, perché dal 1298, con la bolla Periculoso, Bonifacio VIII aveva proibiva forme di vita in comune non tutelate dalla clausura e nel 1317 Giovanni XXII con la Bolla Sancta Romana proibiva di fondare nuove religioni al di fuori di quelle costituite. Come si può intuire, non fu tranquilla la vita della nuova Congregazione: lo spazio di autonomia ad essa concesso sarà ben presto motivo di contestazioni e di contrasti.


Nel 1428 le diverse comunità che si erano associate (le fraternità di S. Anna in Foligno, di S. Quirico in Assisi, di S. Giovanni in Todi, S. Onofrio in Firenze, di S. Margherita in Ascoli e di S. Agnese in Viterbo; ad esse si sarebbero aggiunte Perugia e l'Aquila) chiesero a Papa Martino V di ratificare quanto di fatto già sperimentano: eleggere una ministra, ricevere le professioni ma anche avere facoltà di eleggere una ministra generale con diritto di visita, di correzione e di deposizione delle rettrici indegne. 

 

Il Papa, dunque, incarica il vescovo di Todi di interessarsi e di provvedere e il 22 giugno 1430, riconobbe la “Congregazione di Foligno”, che abbracciava fraternità sparse tra Umbria, Lazio, Toscana, Marche, Abruzzo.

Ma già nel dicembre 1428, su richiesta di fra Antonio da Massa, ministro generale dei frati Minori, lo stesso papa Martino V, aveva emanato una bolla, in forza della quale tutti i Terziari francescani dovevano prestare obbedienza al ministro generale degli stessi frati. Secondo le direttive fornite da s. Giovanni da Capestrano e da s. Bernardino da Siena, si voleva unificare l’intero movimento bizzocale spingendolo, di fatto, ad abbracciare la Regola di s. Chiara nella struttura claustrale che ormai le era stata unita. E fra Guglielmo da Casale, ministro generale, provvide nel novembre 1430, provvide ad inviare il provinciale fra Galasso da Napoli, per dare attuazione alla Sacre religionis.

 

Angelina tentà l’impossibile per salvare il gruppo e vi riuscì, temporaneamente, dando le dimissioni e passando sotto la direzione del vescovo e scegliendo come visitatori i frati del Terz'Ordine della Penitenza, a quel tempo di obbedienza vescovile.


Nel 1521, le sue Sorelle, come terziarie regolari, presero i voti solenni e riuscirono a mantenere un qualche rapporto tra le diverse comunità, pur assumendo la clausura papale. Nella comunità viterbese si santificò S. Giacinta Marescotti (+ 1640).

 

Nella diocesi di Orvieto - Todi, la festa liturgica ricorre il 25 settembre.

Viterbo S. Giacinta Marescotti
Viterbo S. Giacinta Marescotti

Bibliografia

 

 

§ Lodovico Iacobilli, Vite de' Santi e Beati di Foligno, Foligno 1628, pp. 188-208.

 

§ Pietro Antonio di Venezia, Giardino serafico istorico, Venezia 1710, I,  pp. 228-231.

 

 

 

§ Ricerche on-line.

 

§ Franciscan Women: the Bibliography

 

§ Franciscan Women: an Encyclopedia

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